Ilaria's profile...che le stelle ti guid...BlogListsGuestbookMore Tools Help

Blog


    September 02

    MA OCCORRE VERAMENTE ESSERE SIMILI ALL'UOMO PER MERITARE RISPETTO?

    A cominciare dagli anni settanta ha incominciato a diffondersi un vivace dibattito sulla questione dei “diritti degli animali”. Questa nuova problematica apparve subito molto rilevante e la sua importanza è documentata concretamente dal proliferare di molteplici organizzazioni – dalle leghe nazionali per i diritti animali (es. Lida) fino all’ Animal Liberation Front – che appaiono accomunate da un comune impegno etico - politico e da un unico obiettivo, cioè fare breccia nella comunità scientifica per giungere all'abolizione di pratiche come la vivisezione.

    Oltre a queste associazioni, il movimento dei diritti degli animali fu alimentato dall’opera di alcuni filosofi, quali l'americano Tom Regan e l'australiano Peter Singer, ma anche gli italiani Luisella Battaglia e  Silvana Castiglione: il loro scopo era quello di presentare una nuova visione della filosofia in cui anche agli animali venivano attribuiti diritti, quali la vita, il benessere e un equo trattamento. Anche se è opportuno sottolineare che l’interesse dei filosofi per la “questione animale” non è una novità assoluta. In particolare le premesse teoriche per l’attuale movimento per i diritti possono essere rintracciate nell’umanitarismo illuminista, in  pensatori come Voltaire e Bentham che chiesero l’estensione di un atteggiamento di tipo umanitario alle altre specie: anche grazie al loro intervento, vennero approvate nuove leggi e si attenuarono le peggiori forme di crudeltà.

    Ma la prima volta in cui si è parlato di diritti animali è stato nel 1792, quando il filosofo neoplatonico Thomas Taylor scrisse un testo intitolato Vindication of the Rights of Brutes, col preciso intento di confutare l’opera di Mary Wollstonecraft, The Rights of Woman del 1791. Taylor sosteneva che se dovevano essere concessi diritti alle donne, allora dovevano essere riconosciuti anche agli animali, in quanto donne e animali non sono altro che natura, esseri irrazionali, privi di anima e di dignità. Tuttavia, il primo testo significativo riguardo ai “diritti degli animali” apparve esattamente un secolo dopo quello di Thomas Taylor, infatti nel 1892 il filosofo inglese Henry Salt pubblica Animals’ Rights , basato su un’impostazione radicalmente nuova e rivoluzionaria del rapporto uomo/animale. Henry Salt, già impegnato nella lotta contro la pena di morte e nella rivendicazione dei diritti delle donne, elabora un’ideologia animalista che porterà nel corso degli anni ad un interesse  sempre più significativo nei confronti di questa problematica.

    Secondo Salt, “gli animali hanno diritti e tali diritti consistono nella limitata  libertà di vivere una vita naturale – una vita, cioè che consenta lo sviluppo individuale – soggetta alle limitazioni imposte dai permanenti bisogni e interessi della comunità” (Animal’s rights).  Per sostenere la propria tesi, Henry Salt parte dall’idea che se agli uomini vengono accordati dei diritti, questi devono riguardare anche gli animali. Infatti, non è possibile ottenere piena giustizia per le razze inferiori finché si continueranno a considerare come esseri di un ordine completamente diverso, ignorando gli innumerevoli punti di affinità con il genere umano. Quindi la sola soluzione è l’inserimento delle razze inferiori entro l’ambito dell’umana simpatia. Infatti oppressione e crudeltà sono, secondo Salt, fondate su una mancanza di immaginazione simpatica: “il tiranno o il torturatore non possono provare alcun vero senso di affinità nei confronti della vittima della loro ingiustizia. Ma una volta che il senso di simpatia è risvegliato, risuona la campana a morto per la tirannia, e il definitivo riconoscimento dei diritti è semplicemente una questione di tempo”(Animal’s rights).  Con questo esempio, Salt rende esplicita l’analogia tra l’attuale condizione degli animali e la situazione precedente degli schiavi: la stessa esclusione dal comune ambito dell’umanità e le stesse falsità per giustificare l’oppressione. Il riferimento alla schiavitù non è una novità, infatti lo stesso Bentham aveva ricorso al parallelismo tra schiavitù umana e il medesimo fatto imposto agli animali: “gli schiavi sono stati tenuti dalla legge esattamente nella stessa condizione in cui in Inghilterra, per esempio, sono ancora tenute le specie inferiori degli animali”. Inoltre Salt risponde a coloro che consideravano i diritti degli animali antagonisti ai diritti degli uomini, sostenendo che ingiustizia contro gli animali e ingiustizia contro l’uomo sono legate inscindibilmente, dato che “rinunciare ai principi di umanità significa inevitabilmente la perdita dell’umanità stessa”. 

    L’ispirazione libertaria di Henry Salt si ritrova quasi un secolo dopo nel libro di Peter Singer, un filosofo utilitarista australiano che, nel 1975 ha pubblicato Animal Liberation, vero e proprio manifesto del movimento per i diritti degli animali. Anche questo testo riguarda la tirannia degli umani sui non umani, tirannia che, secondo Singer, ha causato e sta ancora causando una somma di pene e sofferenze paragonabili solo con quella prodotta da secoli di tirannia esercitata dai bianchi sui neri. Come Salt, anche Singer sostiene l’esigenza di estendere gli standards morali validi tra esseri umani agli altri animali e la richiesta di applicare il postulato di eguaglianza universale anche ai non appartenenti alla nostra specie. Infatti lo scopo della teoria della liberazione animale è il superamento del pregiudizio e della discriminazione che l’uomo attua nei confronti di una specie diversa da quella umana, basandosi  appunto su un criterio - la specie – vacuo e arbitrario, allo stesso modo della razza. Dunque se da una parte Singer propone la fine dello specismo, dall’altra auspica l’abbandono dell’antropocentrismo e dell’idea - di matrice religiosa - che sino ad ora ha visto l’uomo padrone indiscutibile ed indiscusso della natura. La richiesta, da parte di Singer, del riconoscimento dei diritti agli animali non  deve essere soltanto una conseguenza di un atto di benevolenza o d’amore per gli stessi, ma di una richiesta di giustizia, di un appello a principi morali universalmente accettati, la cui applicazione è richiesta dalla ragione, non dal sentimento: “Semplicemente vogliamo che gli animali siano trattati come gli esseri senzienti, indipendenti quali sono, e non come mezzi per i fini umani”. Il principio di eguaglianza su cui si basa la teoria di Singer è: “tutti gli animali sono eguali”, ma questa affermazione naturalmente non comporta la negazione delle differenze che esistono tra umani e non umani, le quali comportano la nascita di diversi diritti. Quindi, ciò che richiede Singer non è un’eguaglianza di trattamento, ma un’eguale considerazione degli interessi e il principio su cui si fonda  è la sensibilità, cioè la capacità di provare piacere o dolore, caratteristica comune agli animali, umani e non: “ Quale che sia la natura dell’essere, il principio di eguaglianza richiede che la sua sofferenza sia valutata quanto l’analoga sofferenza di un altro essere” (Peter Singer, Tutti gli animali sono eguali).

    Se, per Singer, il parallelismo tra umani e non umani avviene entro una prospettiva utilitaristica sulla base del riconoscimento del comune carattere di “esseri senzienti”, una posizione analoga è sostenuta dal filosofo giusnaturalista statunitense Tom Regan, che rivendica l’estensione ai non umani della qualifica di persone, titolari di diritti fondamentali. Per sostenere la propria tesi Regan si avvale di una teoria dei diritti, fondata sull’idea di valore intrinseco degli individui, un tipo di valore in sé, riferibile sia agli umani, sia ai non umani, all'infuori della loro utilità e abilità, quindi prescindendo dal loro valore strumentale: “Gli esseri umani hanno valore non perché e non finché servono a qualcosa. Essi hanno un tipo di valore intrinseco”(Tom Regan, Animal Rights and Human Wrong). 

    Inoltre Regan riprende la tesi di Henry Salt, sostenendo che se gli umani hanno dei diritti, allora li hanno anche gli animali, in quanto “tutti gli argomenti utilizzabili a sostegno dell’affermazione per cui tutti gli esseri umani possiedono un diritto naturale alla vita, possono essere utilizzati per dimostrare che anche gli animali lo possiedono”.(T.Regan, Il diritto di vivere). Sostenendo l’esistenza di un valore intrinseco agli animali, ne consegue il principio del rispetto, secondo il quale è necessario trattare gli individui dotati di questo valore in modo tale che questo venga rispettato.

    Comune a tutti questi filosofi è il totale rifiuto dell’antropocentrismo assoluto, cioè quel modello ideologico che tende a legittimare tutti quei comportamenti che portano allo sfruttamento e all’oppressione degli animali. Ed  proprio il concetto del “valore intrinseco”degli animali espresso da Tom Regan, dovrebbe favorire l’affermazione di certi loro fondamentali diritti e soprattutto dovrebbe fondare un egualitarismo interspecifico. Il non avere alcun diritto, per gli animali, non significa soltanto non godere di nessuna tutela dal punto di vista giuridico, ma soprattutto essere soggetti ad un oppressione illimitata. Infatti, come sostiene Silvana Castiglione “l’impiego della nozione di diritto soggettivo e l’attribuzione di diritti agli animali costituirebbe uno strumento giuridico psicologicamente molto efficace per la loro salvaguardia”(S. Castiglione, Introduzione a I diritti degli animali).

    Però, con la tesi dell’egualitarismo interspecifico di Regan, come sostiene Luisella Battaglia, non soltanto si tende ad assimilare l’animale all’uomo, ma addirittura viene “sublimato a persona”; quindi per far sì che l’animale non venga considerato soltanto un oggetto, sembra che l’unica possibilità sia quella di renderlo simile all’uomo. Ma occorre veramente essere simili all’uomo per meritare il rispetto? Bisogna innanzitutto “de – umanizzare” l’animale, altrimenti si rischia di rafforzare quell’antropocentrismo che si voleva respingere. La rinuncia dell’antropocentrismo implica soprattutto il “rifiuto di inventare false identità per gli animali e l’accettazione integrale della loro alterità”. Luisella Battaglia sostiene infatti la necessità di superare la concezione dell’umano come paradigma unico: bisogna prima di tutto rivendicare e difendere la diversità dell’animale, per poter esigerne il rispetto. Infatti, non significa realmente rispettare l’altro solo nella misura in cui è simile a noi. Il rispetto verso ai non umani deve quindi fondarsi su una filosofia della diversità, in grado di riconoscere il valore e garantire i diritti degli animali in quanto tali e non in quanto umanizzabili.

    Una delle prime manifestazioni concrete che hanno aperto un varco verso una maggiore sensibilità nei confronti di una problematica così importante è la proclamazione, il 15 ottobre 1978 presso la sede dell’UNESCO a Parigi, della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale”; il testo è stato redatto nel corso di numerose riunioni internazionali, a cui hanno partecipato numerose personalità appartenenti al mondo scientifico, giuridico e filosofico, ma soprattutto le principali associazioni mondiali di protezione animale, tra queste la L.I.D.A.  

    DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI

     

    PREMESSA

     

    Considerato che ogni animale ha dei diritti; considerato che il disconoscimento e il disprezzo di questo diritti hanno portato e continuano a portare l’uomo a commettere dei crimini contro la natura e contro gli animali; considerato che il riconoscimento da parte della specie umana del diritto all’esistenza delle altre specie animali costituisce il fondamento della coesistenza delle specie del mondo; considerato che genocidi sono perpetrati dall’uomo e altri ancora se ne minacciano; considerato che il rispetto degli animali da parte dell’uomo è legato al rispetto degli uomini tra loro; considerato che l’educazione deve insegnare sin dall’infanzia a osservare, comprendere, rispettare a amare gli animali;

     

    Si proclama:

     

    Art. 1

     

    Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza.

     

    Art. 2

     

    a)      Ogni animale ha diritto al rispetto.

    b)      L’uomo, in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali, o di sfruttarli violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali.

    c)      Ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure e alla protezione dell’uomo.

     

     

     

    Art. 3

     

    a)      Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti crudeli.

    b)      Se la soppressione di un animale è necessaria, deve essere istantanea, senza dolore, né angoscia.

     

    Art. 4

     

    a)      Ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale, terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi.

    b)      Ogni privazione di libertà, anche se ha fini educativi, è contraria a questo diritto0.

     

    Art. 5

     

    a)      Ogni animale appartenente ad una specie che vive abitualmente nell’ambiente dell’uomo ha il diritto di vivere e crescere secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie.

    b)      Ogni modifica di questo ritmo e di queste condizioni imposta dall’uomo a fini mercantili è contraria a questo diritto.

     

    Art. 6

     

    a)      Ogni animale che l’uomo ha scelto per compagno a diritto ad una durata della vita conforme alla sua naturale longevità.

    b)      L’abbandono di un animale è una atto crudele e degradante.

     

    Art. 7

     

    Ogni animale che lavora ha diritto ha ragionevoli limitazioni di durata e intensità di lavoro, ad una alimentazione adeguata e al riposo.

     

    Art. 8

     

    a)      La sperimentazione animale che implica una sofferenza fisica e psichica è incompatibile con i diritti dell’animale sia che si tratti di una sperimentazione medica, scientifica, commerciale, sia di ogni altra forma di sperimentazione.

    b)      Le tecniche sostitutive devono essere utilizzate e sviluppate.

     

    Art. 9

     

    Nel caso che l’animale sia allevato per l’alimentazione, deve essere nutrito, alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà e dolore.

     

    Art. 10

     

    a)      Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo.

    b)      Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale.

     

     

     

    Art. 11

     

    Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.

     

    Art. 12

     

    a)      Ogni atto che comporti l’uccisione di un gran numero di animali selvaggi è un genocidio, cioè un delitto contro la specie.

    b)      L’inquinamento e la distruzione dell’ambiente naturale portano al genocidio.

     

    Art. 13

     

    a)      L’animale morto deve essere trattato con rispetto.

    b)      Le scene di violenza cui gli animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione, a meno che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell’  animale.

     

    Art. 14

     

    a)      Le associazioni di protezione e di salvaguardia degli animali devono essere rappresentare a livello governativo.

    b)      I diritti degli animali devono essere difesi dalla legge come i diritti dell’uomo.

     

     

     

     

    Comments

    Please wait...
    Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
    You didn't enter anything. Please try again.
    Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
    To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
    Your parent has turned off comments.
    Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
    You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
    Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
    Complete the security check below to finish leaving your comment.
    The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.

    To add a comment, sign in with your Windows Live ID (if you use Hotmail, Messenger, or Xbox LIVE, you have a Windows Live ID). Sign in


    Don't have a Windows Live ID? Sign up

    Trackbacks

    The trackback URL for this entry is:
    http://cid-bf4c6a7f9f52c578.spaces.live.com/blog/cns!BF4C6A7F9F52C578!174.trak
    Weblogs that reference this entry
    • None